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Bruxelles: "Eurozona in recessione", la corsa dei prezzi frena al 2,1%

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L'indebolimento dell'attività economica frenerà la corsa dei prezzi, ma trascinerà l'Unione europea una "leggera recessione". Secondo le ultime stime della Commissione europea, il prodotto interno lordo dell'Eurozona si ridurrà dello 0,3% nel 2012, mentre l'inflazione rallenterà al 2,1%. A causa anche delle condizioni economiche critiche e "del perdurante basso livello di fiducia" la Commissione europea ha rivisto al ribasso le ultime stime sulla crescita pubblicate nel novembre 2011. Allora si prevedeva un aumento del Pil dell'Eurozona dello 0,5% nel 2012. In rosso le stime sull'Italia che chiuderà l'anno con una contrazione del prodotto interno lordo dell'1,3%.

In controtendenza il commissario europeo agli Affari monetari Olli Rehn, che ha avuto parole d'apprezzamento e ottimismo per l'Italia: "Le riforme strutturali intraprese sono molto robuste e daranno i loro frutti nel corso del semestre, così come tutte le altre politiche per la crescita. Per avere informazioni più attendibili bisognerà aspettare i dati del governo a marzo e i dati Eurostat ad aprile".

Bruxelles ha così tagliato le proprie previsioni di 0,8 punti: in particolare la Commissione prevede una sostanziale stagnazione nei primi due trimestri dell'anno, e "una modesta ripresa" nella seconda parte del 2012. Nei 27 paesi dell'Unione europea in complesso si registrerà invece una sostanziale stagnazione nel corso del 2012 con crescita piatta, una stima tagliata di 0,6 punti percentuali.

La Commissione europea stima, inoltre, che l'inflazione nell'Eurozona frenerà al 2,1% nel corso del 2012, ma resterà ben più elevata in Italia, al 2,9% come lo scorso anno. Nel 2011 l'inflazione media registrata in Eurolandia è stata del 2,7%. Il rallentamento dell'inflazione è causato "dall'indebolimento dell'attività economica". Tassi più alti di quelli attesi in Italia si avranno solo in Portogallo (3,3%), Estonia (3,1%) e Finlandia (3%). In Grecia invece l'inflazione calerà di mezzo punto.

Sul fronte del credito Rehn ha sottolineato che "le banche si aspettano condizioni sempre più severe, ma non ci sarà una stretta creditizia", mentre sulla questione delle difese per evitare il contagio della crisi del debito dalla Grecia verso il resto d'Europa Rehn ha apertamente contraddetto la linea tedesca, spiegando che "da una parte c'è il fiscal compact, e la disciplina di bilancio, dall'altra ci deve essere, in parallelo, un maggiore sforzo per aumentare la capacità di risposta della Ue alla crisi".

(fonte: La Repubblica)

 
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